MESSINA – L’Università di Messina ha siglato in Sala Senato un Protocollo d’intesa con gli Ordini professionali degli Architetti PPC di Messina, degli Ingegneri della provincia di Messina, dei Geologi (Ordine Regionale di Sicilia), dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, dei Periti industriali e dei Periti industriali laureati, oltre al coinvolgimento del Collegio provinciale dei Geometri e dei Geometri laureati. L’accordo riguarda l’analisi del territorio e la definizione di linee guida per lo sviluppo sostenibile, la tutela, la salvaguardia, la valorizzazione e il recupero delle spiagge della fascia costiera jonica.

Il protocollo, nato nei giorni immediatamente successivi agli eventi meteomarini del gennaio 2026, coinvolgerà anche i Comuni costieri della fascia ionica e Ance Messina.

Alla conferenza stampa hanno preso parte i professori Giovanni Randazzo e Carla Lucia Faraci, ideatori del progetto, insieme alla professoressa Valentina Venuti. Presenti anche i rappresentanti degli Ordini e degli enti coinvolti: l’architetto Giovanni Lazzari (Ordine Architetti PPC di Messina), l’ingegnere Marilena Maccora (Ordine Ingegneri della provincia di Messina), il geologo Paolo Mozzicato (Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia), il dottore agronomo Stefano Salvo (Ordine provinciale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali), Carmelo Ardita (Collegio provinciale dei Geometri e dei Geometri laureati), Orazio Musumeci (Ordine dei Periti industriali e dei Periti industriali laureati) e Rosaria Irene Ricciardello (Ance Messina).

“Dobbiamo essere pronti”

“La firma di questo protocollo nasce per dare concretamente il via ad un laboratorio propositivo permanete, mettendo in sinergia l’Ateneo di Messina con vari Ordini professionali che collaboreranno con le proprie conoscenze per programmare linee guida resilienti che possano permettere di ricostruire il territorio, ovviamente non a livello di intervento emergenziale, ma secondo una pianificazione proiettata a garantire un futuro tranquillo, intrinsecamente sicuro ed organizzato. Gli eventi meteomarini potranno essere sempre più frequenti, anche se il ciclone Harry ha rappresentato una sorta di eccezione per la particolare violenza ed insistenza con cui ha colpito un tratto di territorio, per questa ragione dobbiamo essere pronti e dobbiamo fare in modo che la cittadinanza affronti ed accetti tutti i cambiamenti utili alla sicurezza generale. Ci sono già tanti cicloni mediterranei, ma spesso e volentieri non li conosciamo perché non si avvicinano alle coste, perciò è importante comprendere sin da ora che non si tratta di eventi isolati”, è stato dichiarato durante la conferenza.

Il laboratorio nato con il protocollo avrà il compito di redigere un masterplan capace di armonizzare gli interventi di mitigazione dell’impatto delle onde. Tra le ipotesi allo studio anche soluzioni alternative, come la delocalizzazione di infrastrutture e tratti viari oggi esposti, duramente colpiti dal ciclone e da eventi calamitosi.

Il Dipartimento MIFT dell’Ateneo, per conto dell’Autorità di Bacino per il Dissesto Idrografico della Regione Siciliana, ha già elaborato le linee guida propedeutiche alla formazione del Piano Coste e del Piano per la gestione dei depositi di sedimenti marini remoti/relitti. Insieme ai Comuni e a tutti gli Ordini professionali coinvolti, porterà avanti attività di ricerca, studio e formazione, oltre alla partecipazione a progetti nazionali e internazionali.

Gli Ordini hanno evidenziato il valore della collaborazione con l’Università, ringraziando per il supporto fornito già all’indomani del ciclone Harry e auspicando che le proposte del laboratorio possano essere recepite a livello politico.