MESSINA – Per molti bambini il percorso scolastico può trasformarsi in una sfida ancora più complessa quando si trovano a fare i conti con difficoltà che spesso non vengono comprese subito: è questo quanto accaduto ad Alice Ferrara, ventiquattrenne di Messina, che oggi racconta la sua esperienza con la dislessia per dimostrare come un ostacolo possa diventare una forza. Con determinazione e impegno, Alice ha costruito il proprio percorso fino a conseguire due lauree. Oggi, è un’educatrice di asilo nido e vuole trasformare la sua storia personale in un messaggio di incoraggiamento e consapevolezza.

Anzitutto è bene specificare che la dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta principalmente con difficoltà nella lettura fluente e nella decodifica dei testi. Non è una malattia e non è legata alle capacità intellettive della persona: è un diverso modo di elaborare le informazioni scritte. E non rappresenta un limite al raggiungimento di obiettivi scolastici, universitari o professionali, se supportati con gli adeguati strumenti.

Un limite che non è pigrizia

Nonostante i passi avanti compiuti dai percorsi didattici inclusivi, le barriere più difficili da abbattere restano quelle culturali. “Sicuramente non è stato facile e sicuramente ci sono ancora tante difficoltà al giorno d’oggi, anche se ovviamente la società va avanti, cambia e si evolve. Purtroppo, però, il limite rimane lo stesso, ovvero che il ragazzo dislessico non è pigro, ma deve trovare quello che è il suo modo di esprimersi e le sue capacità, e quindi farle uscire”, spiega Alice.

E aggiunge: “L’istituzione deve mettere a proprio agio: la dislessia deve essere una cosa aggiuntiva, non deve essere una cosa che ti toglie. Già dai primi tempi dell’infanzia si può capire da vari segnali come la scrittura, il linguaggio e altre tipologie. Quindi, sicuramente l’obiettivo è quello di aiutare e cercare di trovare gli strumenti compensativi giusti”.

“Una parte di me che oggi accetto”

Ripercorrendo con la memoria il momento della diagnosi, Alice non nasconde le ferite: “Io l’ho scoperto in terza elementare, in un modo diciamo un po’ brusco perché, comunque, ti cambia. A me, purtroppo, me l’hanno fatta vedere in una maniera negativa. Sicuramente è stata una grande sofferenza perché gli altri me l’hanno fatta vedere in questo modo. Se fosse stato diverso, sicuramente la mia vita sarebbe cambiata e sarebbe stata forse anche meglio, però non sarei quella che sono oggi”.

Accettare la dislessia ha richiesto tempo, sofferenza e un lungo percorso di consapevolezza. E da qui è nata l’idea di scrivere un libro con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento a chi si trova ad affrontare le stesse difficoltà: “Di questa realtà se ne parla poco ancora oggi e proprio per questo ho sentito il bisogno di aiutare il prossimo. L’opuscolo è una cosa molto piccola, di poche pagine, ma che riassume assolutamente quello che è il senso della mia vita e di quello che sono”, sottolinea.

Oggi, tutto questo, si è trasformato in una missione sociale. “La dislessia in realtà non è un confine, è una parte di me che oggi accetto, che non mi crea più disagio e spero che neanche agli altri possa recare lo stesso disagio che ha creato a me”, conclude. Infine, lancia un appello con l’obiettivo di rompere le barriere dell’isolamento e creare a Messina un vero e proprio network di condivisione affinché nessuno, di fronte alle parole, debba mai più sentirsi solo.