Immagine illustrativa generata con IA

La salute mentale sta trovando, giorno dopo giorno, una voce sempre più coraggiosa e condivisa. Spesso la spinta decisiva arriva da chi ha vissuto il buio in prima persona e decide di trasformare le proprie cicatrici in un punto di riferimento per gli altri. È il caso di Alessia Pettinato, farmacista, che ha voluto condividere la sua toccante storia attraverso una lettera aperta indirizzata alla nostra redazione.

Di seguito, riportiamo integralmente la sua testimonianza:

Gentile Redazione, vi scrivo dopo aver visto il video che avete pubblicato. Mentre ascoltavo quella storia, mi sono resa conto di quanto sia potente il coraggio di raccontarsi e di quanto, a volte, le fragilità condivise riescano ad arrivare più lontano di qualsiasi successo. Per questo ho trovato il coraggio di scrivervi. La mia storia è diversa, ma il filo che la attraversa è lo stesso: la lotta contro qualcosa che sembra più grande di noi.

Per anni ho convissuto con la depressione. Un male silenzioso che non lascia lividi visibili ma che, giorno dopo giorno, ti spegne dentro. Ti porta a rinunciare ai sogni, a smettere di credere nelle tue capacità, a guardare la vita scorrere mentre tu resti immobile. È una battaglia che molte persone combattono nel silenzio, spesso per vergogna, soprattutto tra i più giovani. Anch’io mi sono persa. Ho visto allontanarsi la persona che avrei voluto essere e ho chiuso in un cassetto sogni che sembravano ormai irraggiungibili.

Poi è iniziato il percorso più difficile: guardare in faccia il dolore, accettare di avere bisogno di aiuto e fare i conti con i demoni della mia anima. Non è stato un momento preciso, ma una lenta e faticosa rinascita. Ho iniziato a guarire quando ho smesso di combattere contro me stessa. Da quel percorso è nato un libro, nel quale racconto senza filtri la mia esperienza. Non per insegnare qualcosa, né per dare lezioni di vita, ma perché avrei voluto leggere parole simili quando mi sentivo sola e senza speranza.

Oggi sono una farmacista e, dopo anni in cui la depressione aveva messo in pausa la mia vita, ho deciso di tornare all’università per studiare Medicina. È il sogno che avevo lasciato indietro e che oggi, finalmente, ho trovato il coraggio di inseguire. Se c’è una cosa che ho imparato è che la depressione è una malattia terribile e va presa sul serio. Ma ho imparato anche che non coincide con la nostra identità. Non siamo la nostra malattia. Possiamo attraversarla, comprenderla, curarla e, un giorno, ritrovare la strada verso noi stesse.

Non scrivo perché la mia storia sia speciale. Scrivo perché so che là fuori esiste qualcuno che oggi si sente perso come mi sentivo io. E se anche una sola persona, leggendo queste parole, trovasse la forza di chiedere aiuto o di credere che un futuro sia ancora possibile, allora tutto il dolore attraversato avrebbe acquisito un significato. Vi contatto perché credo che parlare di salute mentale sia oggi più importante che mai e perché spero che la mia testimonianza possa contribuire, anche nel suo piccolo, a rompere il silenzio che ancora circonda questa malattia.

Alessia Pettinato“.

“Non siamo la nostra malattia”

La depressione, descritta come un “male silenzioso”, non è un limite invalicabile ma una condizione che si può superare. La scelta di rimettersi in gioco dimostra che riprendere in mano il proprio destino è possibile, anche quando sembra troppo tardi.

Pubblichiamo questo appello con la speranza che la forza e la determinazione di Alessia possano arrivare a chi sta vivendo lo stesso dolore, offrendo un messaggio di speranza e il coraggio di chiedere aiuto.