MESSINA – Un furto che ha colpito al cuore il patrimonio culturale di Messina e che, nel giro di poche ore, ha provocato sconcerto e amarezza in tutta la città. Nella serata di Ferragosto, il Museo Regionale è stato preso di mira dai ladri, che hanno sottratto alcune preziose opere di Antonello da Messina. Sulla vicenda sono in corso le indagini delle forze dell’ordine, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire la dinamica del colpo e recuperare le opere ancora mancanti.

E, neanche due giorni dopo, la città ha scelto di reagire. Questa mattina, davanti alla chiesa del Ringo, il fumettista messinese Lelio Bonaccorso, insieme all’attivista Adolfo Leporino, ha promosso un momento di partecipazione e vicinanza per manifestare il dolore della città e richiamare l’attenzione sull’importanza della tutela del patrimonio culturale messinese.

Durante la manifestazione, i promotori hanno chiesto chiarezza sulle responsabilità e maggiore attenzione alla tutela del patrimonio culturale. Adolfo Leporino ha espresso il dolore per quanto accaduto: “Siamo attoniti per questa perdita incommensurabile. Siamo qui, in primo luogo, per manifestare il dolore per una perdita che mortifica doppiamente la città. Chiediamo di accertare le responsabilità, di non innalzare steccati e di non tirarsi fuori dalle proprie responsabilità”.

Lelio Bonaccorso ha posto l’accento sulla necessità di investire maggiormente nella valorizzazione del patrimonio culturale: “La cosa più scandalosa, a mio avviso, oltre a questo furto, è il fatto che il primo museo del Sud Italia per superficie e numero di opere, il Museo di Messina, sia quasi tutto l’anno vuoto. Perché? Perché la Regione Siciliana non investe sufficientemente, a mio avviso, nella promozione di quello che è il nostro patrimonio. È una grande ricchezza e questo non è possibile”, richiamando l’attenzione anche su altri luoghi e istituzioni culturali della città, dalla Badiazza all’Archivio di Stato.

E conclude: “Noi non vogliamo soltanto promesse vuote. Vogliamo fatti concreti e siamo qui per cominciare a cambiare mentalità, perché il problema dell’approccio ai beni culturali è soprattutto mentale, psicologico e culturale”.

Accanto ai promotori, anche alcuni partecipanti hanno espresso il proprio sconcerto. “Quello che si è verificato è un fatto molto grave. È sicuramente un fatto che ha provocato un ingente danno economico, ma soprattutto ha colpito al cuore l’identità del nostro popolo. È una ferita per Messina, una ferita per tutti i messinesi. Questo è il momento di stringerci, di fare comunità e di sentire il senso di appartenenza, che chiaramente si deve sentire tutto l’anno e non soltanto in questi eventi eccezionali”, sottolinea un cittadino. Infine, una cittadina, chiede “verità, perché parecchie cose non hanno funzionano“.

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