“Era una ragazza dolcissima e solare, con un’anima luminosa e un cuore enorme”, è così che le persone che hanno conosciuto più da vicino Melissa Echevarria continuano a ricordarla. Aveva 40 anni. Nata in Argentina, era cresciuta alle Isole Eolie e da circa tre anni viveva a Messina. Madre di due figli, era descritta come “una donna presente e affettuosa, una grande lavoratrice e una persona creativa. Realizzava quadretti, lavorava con la sabbia e costruiva piccoli vulcani con le proprie mani. Amava la natura, gli animali e la fede“.
Una vita che negli ultimi anni, raccontano alcune testimonianze, era stata attraversata da una profonda fragilità psicologica e da un progressivo allontanamento dalla vita che aveva condotto sino a quel momento.
La fragilità e il nuovo stile di vita
In una fase particolarmente delicata della sua esistenza, anche a causa della precarietà lavorativa, Melissa aveva scelto di intraprendere un nuovo percorso, dedicandosi all’attività di venditrice ambulante e mettendo a frutto le sue capacità artigianali. Una decisione che, secondo quanto racconta una persona che la conosceva, aveva preoccupato la famiglia e gli amici, che avevano cercato di convincerla a tornare sui propri passi.
“Lei continuava nel suo nuovo stile di vita, quello dell’imprenditoria ambulante. La famiglia voleva dissuaderla, ma questo non significa che fosse stata lasciata sola. Famiglia e amici erano sempre presenti, perché le volevano bene”, racconta la conoscente.
Le denunce sui social e la richiesta di aiuto
“Melissa aveva già raccontato di aver subito minacce e violenze fisiche – prosegue la conoscente –. In un primo momento aveva cercato di chiedere aiuto e aveva utilizzato anche i social per raccontare quello che le stava accadendo. Poi, con il tempo, si è allontanata sempre di più dal mondo esterno. Ha smesso di utilizzare i social e non aveva più nemmeno un cellulare: ha preso progressivamente le distanze da tutto e da tutti perché si è sentita inascoltata”.
È un punto sul quale chi la conosceva insiste: Melissa non era stata abbandonata. Il suo allontanamento da casa e le fughe che avevano caratterizzato gli ultimi anni della sua vita non significavano assenza di affetto o di attenzione da parte dei suoi cari. Al contrario, familiari e amici continuavano a cercarla, anche quando lei preferiva non farsi trovare.
“Era una persona molto sensibile”
“Melissa era una persona molto sensibile e, a causa di alcune frequentazioni sbagliate, è entrata in un giro dal quale purtroppo non è riuscita a uscire. Ma non possiamo raccontarla soltanto attraverso le sue difficoltà, le sue fughe, le persone che frequentava o le scelte che aveva fatto negli ultimi anni, perché così rischiamo di restituire un’immagine parziale di quella che era realmente. La sua fragilità psicologica non era una colpa, così come non lo erano le scelte che aveva compiuto durante un periodo particolarmente difficile della sua vita“, aggiunge la conoscente.
Il corpo trovato in un cortile abbandonato
Il 14 agosto scorso il corpo di Melissa è stato trovato in un cortile abbandonato di via La Farina. All’inizio non sembra un omicidio, poi la svolta: sarebbe stata strangolata. L’uomo, un 44 enne tunisino già detenuto per un’altra vicenda, avrebbe confessato il delitto, raccontando che sarebbe avvenuto al culmine di una lite.
Gli accertamenti investigativi dovranno chiarire tutti gli aspetti della vicenda e ricostruire il contesto nel quale è maturata la morte della donna.
Un piccolo altare per non dimenticarla
Nel luogo in cui Melissa viveva è stato realizzato anche un piccolo altarino in suo onore. Un gesto semplice, ma carico di significato, per tenere vivo il ricordo della 40enne e lasciare uno spazio alla memoria di una donna che, nonostante le difficoltà attraversate negli ultimi anni, era profondamente amata da chi le stava vicino.





