Il Duomo di Messina gremito per l’ultimo saluto alle quattro vittime del crollo della palazzina di Pistunina, avvenuto lo scorso 30 luglio. In chiesa i familiari di Carmelo Leone, delle sorelle Rosa e Sara e di Santino Magazzù, marito di Rosa. E a ricordare Rosa e Santino, il figlio della coppia, nel giorno dell’ultimo saluto: “Il 30 luglio è e sarà sempre la data che ha cambiato la vita alla nostra famiglia. Un dolore che non trova né senso né pace e che diventa ancora più forte quando guardiamo quel palazzo dove la nostra famiglia è cresciuta, dove ha accolto tante persone e che era diventato il centro della nostra vita“.

A celebrare la messa fra Francesco Paolo Chillari, vicario dell’arcivescovo. Nell’omelia, parole semplici per stare accanto alle famiglie e al loro dolore: “Oggi siamo qui con una famiglia con una comunità con una città intera che porta nel cuore una ferita profonda. Siamo qui per accompagnare quattro vite che ci sono state strappate in una maniera tanto tragica e improvvisa E forse la cosa più vera che possiamo fare è non avere paura di stare davanti a questo dolore così com’è. Una vita non finisce semplicemente nel momento in cui finisce il respiro rimane negli occhi di chi ha amato nelle parole che ha pronunciato nei gesti quotidiani che adesso acquistano un valore immenso nelle fotografie nelle abitudini nei ricordi che improvvisamente diventano preziosi“.

Parole di vicinanza anche per la famiglia di Lahiru Warnakulasuriya, il badante cingalese che lavorava per la famiglia Leone e che risulta ancora disperso: “Oggi, mentre pronunciamo queste questi quattro nomi, ce n’è un altro che non non possiamo lasciare nel silenzio, Lhairu anche lui era lì anche lui apparteneva a questa storia Anche lui è una vita che attendiamo di poter consegnare alla terra e alla tua misericordia. Il suo corpo non è stato ancora ritrovato e questo rende ancora più doloroso una ferita che non riesce a chiudersi. Perché anche il corpo di una persona amata è importante è il luogo concreto nel quale il nostro dolore può fermarsi, dove possiamo deporre un fiore, accendere una luce, pronunciare un ultimo saluto. E quando questo non è possibile, il dolore rimane come sospeso senza una tomba nella quale raccogliere le lacrime. Per questo oggi insieme a Carmelo, Sara, Rosa e Santino, vogliamo affidare a te, signore anche Lhairu, che ancora non è stato ritrovato“.

Presenti anche la prefetta Cosima Di Stani, il sindaco Federico Basile, alcuni rappresentanti delle Forze dell’Ordine e dell’amministrazione comunale, volontari e tanti cittadini. Al termine della cerimonia, il sindaco ha ribadito la necessità di fare chiarezza sulle cause del crollo e di accertare cosa abbia provocato la tragedia: “Una città ferita che continua a interrogarsi su quanto è accaduto e che attende che le indagini facciano piena luce sulle cause e sulle eventuali responsabilità, perché ogni vita ha un valore unico e irripetibile. E tutelarla significa assumersi, ciascuno per la propria parte, la responsabilità delle regole, della sicurezza e del rispetto della comunità“.