La nuova produzione della Compagnia Teatrale Tabula Rasa, che ha portato in scena Il Postino, opera resa celebre dal film con Massimo Troisi, ha guadagnato enorme successo riuscendo ad omaggiare una delle opere più importanti del cinema italiano.

Nino Catanese, che ha interpretato il protagonista Mario Ruoppolo, si è approcciato al mondo dello spettacolo con una sottile timidezza ed ha scoperto anche grazie alla messa in scena del suo personaggio, un nuovo lato della sua personalità.

Ho riscontrato delle familiarità con la persona che sono e con il personaggio che ho interpretato in scena – dichiara Nino –perché in quell’evento della sua vita, che poi erano gli ultimi momenti sia di Troisi sia di Mario, viene fuori quella sorta di fragilità e timidezza, che poi si trasforma in forza, sicurezza ed in sfrontatezza creativa, che è un po’ quello che che succede a me quando mi approccio a qualcosa di nuovo: inizio ad affrontare una nuova sfida con timidezza e preferisco approcciarmi alle cose con più cautela, però poi riesco a diventare il padrone della situazione e riesco ad essere a mio agio e più tranquillo. Quindi si, io ho vissuto questo dualismo tra il personaggio reale e quello che ho rappresentato in scena“.

La passione per il teatro

Ci sono passioni che accompagnano una persona per anni, restando in un angolo in attesa del momento giusto per emergere. Questo è ciò che è accaduto a Nino Catanese, che ha coltivato fin da sempre l’amore per il teatro senza però essere in grado di manifestarlo pienamente.

La passione che provo nei confronti del teatro – continua Nino – mi ha fatto capire che, ad oggi,  senza di essa non riuscirei a vivere”

Solo con l’arrivo di occasioni favorevoli è riuscito a mettersi in gioco, fino a salire su un vero palcoscenico teatrale e, oggi, quel percorso lo ha portato a collaborare con due compagnie, trasformando una passione rimasta a lungo in sospeso in una presenza concreta sulla scena. Una di queste compagnie è quella “Tabula Rasa” che oramai rappresenta un vero e proprio punto di riferimento.

Devo dire che definire Tabula Rasa come una compagnia è veramente riduttivo – continua Nino – perché si respira l’aria di una famiglia, si vive bene ed è veramente un piacere condividere quei momenti insieme, non si tratta di un ambiente distaccato”.

Essere in armonia con i propri compagni di scena – conclude Nino – è una delle chiavi del successo perché chiaramente quell’armonia si trasmette sia sul palco ma soprattutto dietro le quinte, dove c’è un lavoro veramente importante e questo dimostra che lavorando in questo modo si possono raggiungere dei grandi risultati”. 

Il tributo a Massimo Troisi

Per certi versi interpretare il postino è stato complicato e soprattutto all’inizio è stato molto difficile approcciarsi a questo personaggio perché la prima sensazione istintiva è quella di tremare nel momento in cui si legge nella sceneggiatura il nome di Massimo Troisi, perché dinanzi ad una figura cosi importante del cinema italiano non si capisce bene quale sia il modo corretto di relazionarsi“, spiega Nino Catanese, che ha da sempre apprezzato la sua figura, da lui conosciuta però nel senso più comico della situazione, per esempio con il film “Ricomincio da tre. Con questo spettacolo, invece, ha dovuto affrontare un periodo di studio lungo 7 mesi che gli ha permesso di apprezzare un nuovo lato di Troisi.

“Ho avuto modo di attenzionare e ho avuto anche modo di apprezzare questo lato sensibile di Massimo Troisi, che è più vicino a quella che è la mia figura, maggiormente rivolta verso l’amore, verso le poesie e verso i sentimenti” afferma con orgoglio Nino. 

Solitamente le persone si approcciano ad andare a teatro per cercare leggerezza – confessa il protagonista – per cercare di farsi una risata e quindi inizialmente eravamo scettici e ansiosi di scoprire quello che sarebbe successo, invece, dobbiamo dire che il pubblico ha risposto molto bene, apprezzando molto lo spettacolo che ha riscosso un successo inaspettato“. 

La direzione dello spettacolo

La direzione dello spettacolo è stata affidata a Giuseppe Pollicina.

Il teatro può offrire tanto ad una figura che oramai il pubblico conosce soprattutto attraverso il cinema – dichiara Giuseppe Pollicina – ma soprattutto offre l’amore per l’arte in ogni sua forma, dimostrando che la poesia, che comunque è una forma d’arte, va conosciuta, compresa e capita per quello che è

Ad oggi, si tende ad avere una visione della poesia strana, a volte classica, nel senso che pensiamo che la poesia siano solo i grandi autori del passato – continua il regista – ma spesso sottovalutiamo le poesie del presente, sottovalutando il fatto, per esempio, che tutte le canzoni, dalle più grandi, a quelle più recenti, a quelle più antiche, sono comunque delle forme di poesia che in un momento successivo diventano canzoni. Con l’aggiunta della musica c’è stato l’utilizzo di quella che oggi si definirebbe multimedialità, per cui c’è il canto, c’è la parola, c’è il video, ci sono i diversi piani dell’ascolto e poi il valore aggiunto della musica dal vivo, suonata e cantata dal vivo, che sicuramente è un’altra cosa. Rispetto a qualcosa di registrato, infatti, alla fine è stato un vero e proprio successo“.

Nonostante i 43 anni di carriera alle spalle, la reazione del pubblico continua a rappresentare uno dei momenti più intensi di tutto lo spettacolo e spesso può rivelarsi un’inaspettata sorpresa. “In quell’istante di sospensione, in quell’istante magico, sta tutta l’essenza del mio lavoro che riguarda il capire se il pubblico comprende e gradisce ciò che è stato portato in scena“, dichiara Giuseppe Pollicina.

Mi diverto a volte a mettere delle battute che so benissimo che possono comprendere poche persone, ma il fatto stesso di sapere che in sala si verificherà una reazione minima mi fa comprendere che comunque ho fatto bene a metterle – continua il regista – e poi faccio delle cose che non so se il pubblico le vedrà come le volevo far vedere io, ad esempio la scena finale vuole sottintendere che il suo ricordo è vivo e anche se lui non c’è più, resta comunque attraverso il figlio e attraverso la moglie, che continuano a ricordarlo. Noi siamo fondamentalmente gli esseri umani, qui passiamo solo di transito. L’unica cosa che che deve restare è quello che seminiamo, e quindi se ti ricordano per ciò che hai seminato, allora la tua è una vita che vale la pena aver vissuto ed è proprio questo che volevo si capisse con con quella scena finale.”

La regia: una forma di poesia

La regia è stata impostata come se fosse una poesia – afferma il regista – io sono eoliano di Santa Marina, quindi conosco benissimo il luogo in cui sono state girate le scene del film. La storia e quello che ho voluto far rivedere sono i silenzi delle isole Eolie, silenzi che non conosce chi la vive come turista, ma che conosce chi la vive come come abitante del posto. Quando tu vai lì, il tempo si muove diversamente, non c’è velocità e voracità, quindi si vive più lentamente, si osservano le cose in maniera diversa, c’è più comunità, ci sono momenti di condivisione. Le serate sono scandite da tempi lenti e da silenzi, e questo rispecchia quello che voglio portare in scena, infatti, per me, a volte in teatro le pause sono molto più importanti delle parole; e quindi il ritmo che ho voluto dare al lavoro è quello di chi vive la vita anche attraverso il silenzio. Credo che tutto ciò si rispecchi anche nel finale del lavoro che è stato impostato proprio su sguardi e movimenti più che sull’attività vera e propria di recitazione”.  

Il regista collabora con la compagnia da una decina d’anni e oramai si è instaurato un rapporto fiduciario. “Gli attori della compagnia, come Gaetano e Giuseppe hanno grande esperienza, maturata grazie ai tantissimi anni di lavoro sulle spalle. Io ho voluto cominciare con loro questa esperienza 10 anni fa grazie ad un progetto, ovvero quello di lavorare sempre inserendo persone nuove, sempre facendo delle scommesse nuove e allargando la compagnia. Loro hanno la mia stessa visione del futuro ed è per questo che ogni anno vengono inseriti elementi nuovi e i progetti hanno sviluppi diversi“, conclude. 

Il cast

Il cast ha visto la partecipazione di Giuseppe Cultrera (Pablo Neruda), Giulia Andriolo (Beatrice), Sergio Lupo (Melo), Gaetano Andriolo (Baruni), Silvana Salvadore (Rosita), Giusy Mirabile (Donna Rusina), Vanessa Maio (Ninetta), Claudio Bucca (Don Tanu), Noemi Otera (Sarà), Antonio Sergente (Padre Minicu), Gaetano Andriolo Jr. (Pablito) e tra gli attori si è contraddistinto il giovane Nino Catanese.

Per l’importante successo riscosso, lo spettacolo verrà riproposto in scena a Milazzo il 2 agosto all’Atrio del Carmine.